REVIEWS - CD "2 Souls in Seoul"


All-Music Guide

In 2006, Korean percussionist Park Je chun organized the first Seoul Meeting Free Music festival, to which he invited Lauren Newton. They performed together at the event in a quartet. Then, Park suggested a duo recording session, the voice/percussion pairing being strongly suggestive of the Korean folk opera form called "pansori."2 Souls in Seoul is the result of that session. Park's playing (on handheld instruments, an assortment of cymbals and small drums, but no drum kit per se) ranges from the textural to the tribal, a scope that unleashes the widely varied facets of Newton's vocal talent. The duo engages in 17 short improvised pieced, locking into a ceremonial-like performance where moments of quiet, dirge-like introspection alternate with cathartic release ("Souls at Play") and movements of stunning telepathic beauty ("Relativity"). The way these (mostly) three-minute tunes begin and end on a dime, it is difficult to believe that they are all entirely improvised — some kind of direction, canvas or basic idea must have been predetermined. In any case, these two souls are certainly synchronized. From the hastiness of the aptly titled "Seoul Rush" to the starkness of "Souls Lament" (a large bell echoing Newton's whisper-quiet notes), 2 Souls in Seoul is a superb example of creative improvising between musicians of different cultures — and of Newton's most surprising releases of late. Strongly recommended.
François Couture - 4 stars
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Parole che esplodono come colorati fuochi d’artificio e parole che si spezzano, che si disintegrano in mille frammenti fluttuanti nello spazio. Onomatopee che evocano mondi fantastici e nenie dai sapori ancestrali. Suoni gutturali che sembrano raschiare le profondità dell’animo umano e delicate vibrazioni delle corde vocali che creano improvvise oasi di bucolica delicatezza. Sussurri e grida. Questa è Lauren Newton, gran signora della sperimentazione vocale.
Le percussioni riportate al loro stato primordiale. I metalli da una parte, le pelli dall’altra. Il tamburo che sostituisce la voce umana nella funzione di richiamo, il tintinnio dei campanelli e la percussione dei piatti che formano cascate di note luccicanti. Raramente i due elementi viaggiano insieme, quando succede si produce qualcosa di simile ad uno swing più o meno regolare, dalla forte connotazione etnica. Questo è Park Je Chun, pioniere riconosciuto nell’arte di coniugare i codici del jazz con la musica tradizionale coreana.
E 2 Souls in Seoul è la testimonianza del loro incontro in quel di Seoul, Sud Corea. Disco ostico e coraggioso, che richiede all’ascoltatore una partecipazione pressoché completa ed un livello di attenzione assai elevato, offrendo in cambio la performance di due musicisti al meglio delle proprie possibilità.
Vincenzo Roggero
italia.allaboutjazz.com

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